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Binomio come metafora della vita

Secondo la tradizione indiana…

Le qualità che una persona deve possedere per poter montare a cavallo e raggiungere quello stato di unione di corpi, di cuori, di pensiero e di essenza a cui stiamo aspirando, sono le stesse che consentono di aspirare ad una vita vissuta in piena unione e consapevolezza con essa.

Una buona amazzone o cavaliere deve:

  • Avere gambe forti. Metafora di radicamento relato a Muladara il cui elemento è la terra, la solidità, le radici, la base su cui tutto si sviluppa. È qui che vi è la potenzialità ancora inespressa del movimento. I due corpi sono in questa zona fusi.

  • Avere un bacino elastico. Metafora del saper fluire relato al Svadhisthana il cui elemento è l’acqua, che scorre adattandosi a ciò che incontra, prendendone la forma senza perdere la sua essenza; è qui che nasce l’intenzione al muoversi; è qui che risiedono le pulsioni che devono essere identificate e gestite; è il punto di unione e divisione fisica tra cavallo e cavaliere.

  • Avere il controllo della propria energia. Metafora del controllo dell’energia relata a Manipura il cui elemento è il fuoco, la trasformazione. Saper gestire, convogliare ed indirizzare le nostre energie per trasformare e trasformarci. Nel montare a cavallo la zona dell’ombelico è identificata come un occhio che indirizza e convoglia l’energia verso l’obiettivo dando vita al movimento. Trasformando l’intenzione in movimento, in azione.

  • Avere mani delicate e leggerezza nel cuore. Metafora del saper vivere con leggerezza, che non è intesa come superficialità, con tatto e apertura a un sentire sottile, relato a Anahata il cui elemento è l’aria.  Saper cogliere le sfumature e la bellezza. Nell’andare a cavallo sono, le mani che comunicano attraverso le redini nel caso si usino, o il respiro che comunicano il raccogliersi o l’espandersi dell’intensità, il riunirsi o l’allungarsi del movimento, l’introiettarsi e fermarsi o l’esprimersi e l’agire.

  • Avere un collo elastico. Metafora del saper assorbire e interiorizzare per poter poi esprimere e comunicare relata a Visuddha il cui elemento è l’etere. Saper comunicare in un dialogo di scambio autentico, con noi stessi, l’altro e l’ambiente. Nell’andare a cavallo il collo è fortemente sollecitato perché, insieme al bacino, assorbe e ammortizza il movimento della schiena del cavallo, che partendo dal basso attraversa tutta la nostra colonna fino a qui, carico di messaggi e di significati, a cui risponde appunto in funzione della sua elasticità. Saper quindi avere una comunicazione in cui lo scambio sia svincolato da schemi, giudizi e condizionamenti. Dove la capacità di recepire ciò che arriva e di rispondere sia il più possibile “libera da rigidità” intesa come condizionamenti.

  • Avere lo sguardo oltre l’orizzonte. Metafora del saper avere un punto di vista che veda e vada oltre, relato ad Ajna. La visione luminosa. Nel montare a cavallo i nostri occhi cambiano prospettiva, vediamo il mondo da più in alto, in una diversa prospettiva, e l’orizzonte si amplia. A cavallo lo sguardo è il “mirino” delle nostre azioni, dove volgo il mio sguardo è dove arriverò, ma al contempo bisogna sviluppare la visione periferica per poter vedere e comprendere il tutto, perché è così che vede il cavallo. Sviluppare quindi il pensiero sistemico e svincolarci di quello analitico tipico dell’ambiente in cui siamo cresciuti, per arrivare alla reale comprensione dell’interconnessione che vi è fra il tutto.      

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